Green Book

Green Book

Finalmente sono riuscita a guardare Green Book!!
A 2 anni dalla sua nomination e vittoria agli Oscar, tra cui miglior film, miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e miglior sceneggiatura originale, ce l’ho fatta!! 
(Lo so!! Ci ho messo un po’… 😂)

Una storia on the road, d’amicizia e di conoscenza, ispirata alla vita del musicista Don Shirley, affermato pianista afroamericano, e Tony Vallelonga, buttafuori, autista e futuro attore.

America, 1962.
L’italoamericano Tony Vallelonga, detto Tony Lip, vive a New York con la moglie e i due figli. Fa il buttafuori per un famoso nightclub che, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, dovrà chiudere temporaneamente. Per sbarcare il lunario, quindi, Tony accetta di diventare l’autista del pianista afroamericano Don Shirley, accompagnandolo nel suo tour nel sud degli Stati Uniti. Lì dove i diritti degli afroamericani non erano ancora stati pienamente accettati.
Anzi. Per potersi muovere da uno Stato all’altro, Tony dovrà fare affidamento al Green Book.

Perchè si, il titolo del film è in realtà il nome di una guida per i viaggiatori afroamericani, The Negro Motorist Green-Book, che veniva pubblicata annualmente e in cui venivano indicate le strade che questi ultimi potevano percorrere, i posti dove potevano mangiare e quelli in cui potevano soggiornare. 
Ammetto che questa cosa mi ha fatto riflettere. Perchè se neanche un personaggio famoso come Don Shirley poteva sfuggire al Green Book, alloggiando, mangiando e percorrendo le strade che voleva, significa che di discriminazione ce n’era davvero tanta… e non sto dicendo che ora sia sparita… 

Ma torniamo al film.
Tony e Don non potrebbero essere più diversi tra di loro. Hanno due caratteri completamente opposti: uno è rozzo nei modi e nel linguaggio, poco istruito, amante del cibo fast food e, come se non bastasse, razzista; l’altro è raffinato, dalle buone maniere, acculturato, intelligente e si veste elegante. Due mondi distanti che, però, piano piano imparano a conoscersi durante la loro convivenza forzata, imparando ad aprirsi l’uno all’altro e a condividere i propri pensieri. E magicamente le barriere della diversità cadono.
Perchè di fatto, quando viene a mancare il pregiudizio, quando si vuole veramente conoscere una persona, la diversità diventa solo una questione di accettazione, non soltanto dell’altro, ma anche di sè. 
Perchè, in fondo, è grazie al loro essere diversi che Tony e Don imparano ad accettare le loro diversità e a migliorarsi. Il primo capisce che non sempre le bassezze pagano e che non sempre bisogna prendere a pugni una persona per farsi rispettare. Il secondo, invece, impara ad accettare le sue origini e a non considerare estranee le persone come lui. Perchè fa riflettere quando esclama: «Se per te non sono abbastanza nero e per loro non sono abbastanza bianco allora dimmi chi diavolo sono io»…

In sostanza, un film che sicuramente merita di essere visto. I pensieri, poi, verranno da sè.

Fammi diventare famosa!! 😂
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